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Turismo montano: dati e caratteristiche

Mentre ci avviciniamo alle fasi finali della stagione invernale – ammesso che possiamo ancora parlare di inverno, data l’eccezionale scarsità di precipitazioni che sta tuttora compromettendo le località montane – facciamo il punto sul turismo montano che caratterizza il nostro paese.

In un nostro precedente articolo sul turismo nel Veneto abbiamo visto che nella nostra regione il turismo montano è in crescita consistente dagli anni precedenti; nel 2018, ad esempio, gli arrivi sono cresciuti del 4,4% rispetto al 2017.

Ma come possiamo valutare il turismo montano a livello nazionale? Andiamo a vedere i dati completi più recenti a nostra disposizione, quelli relativi all’anno 2018, oltre ad un po’ di storia e di trend pertinenti a questo settore.

I dati 2018 del turismo montano

I dati 2018 relativi al turismo montano ci parlano di 3,4 milioni di turisti internazionali, cioè il 3,7% su oltre 94 milioni di viaggiatori, in crescita del 3,7% in più rispetto al 2017.

Crescita più marcata per quanto riguarda i pernottamenti, pari a 14,8 milioni, cioè il 3,8% sul totale notti complessive a +14% sul 2017.

Molto significativo anche l’introito da spesa turistica prodotta dagli stranieri: per il turismo montano si registrano quasi 1,6 miliardi di euro, in crescita del +12% rispetto all’anno precedente. Dei 41,7 miliardi di euro spesi dagli stranieri in Italia nel 2018, il 3,8% è stato destinato alla vacanza in montagna; nel 2017 la quota percentuale era del 3,6%.

Nella nostra regione ci soffermiamo particolarmente sul caso Cortina: qui i turisti stranieri sono più di 112 mila nel 2018, in crescita del +41,3% rispetto al 2017; i pernottamenti superano invece le 717 mila unità (+47,7%) con un introito di circa 80 milioni di euro (+38,3%).

Una particolare nota deve essere fatta per il turismo sportivo: sebbene si tratti di una nicchia di domanda turistica (pari all’1,1% sul totale dei consumi), il 2018 si conferma come anno in positivo per l’Italia, con una crescita del 7,7% della spesa turistica per questa tipologia di vacanza per un totale di 442 milioni di euro.

I pernottamenti dei turisti stranieri per la vacanza sportiva aumentano del +4,2% rispetto al 2017, totalizzando quasi 3,5 milioni di notti. Si calcola una stima di 127€ a persona spesi in questa nicchia, comprensivi sia dei consumi turistici che di quelli sportivi. Anche in termini di pernottamenti, la vacanza sportiva rappresenta circa l’1% sul totale notti degli stranieri in Italia (oltre 387,3 milioni).

Un po’ di storia: da dove nasce il turismo montano?

Il turismo montano è protagonista di una forte trasformazione nel corso del tempo. Gli albori sono da rintracciare alla fine del XVIII secolo proprio nelle nostre montagne, dove si sono praticate le prime salite in quota delle Alpi; non a caso infatti è stato coniato il termine “alpinismo”.

Durante il XX secolo si nota un consolidamento del turismo montano, dovuto in gran parte dalla diffusione del turismo di villeggiatura, dal boom economico ed edilizio e dallo sviluppo di paesi e valli di montagna.

Il turismo montano del XXI secolo è anch’esso in continua mutazione: la percezione del turista è cambiata radicalmente a causa dello sfruttamento economico ed edilizio del turismo di massa. La naturalezza delle Alpi sta diventando sempre più un mito, ma fortunatamente si sta sviluppando un trend di ritorno alle origini nel quale si cerca di instaurare un legame vero e rispettoso con la montagna.

Ambiente, natura e paesaggio tornano a ricoprire un ruolo centrale, così come una ritrovata passione per la montagna, scelte di vita differenti e il racconto di storie personali, spesso in bilico tra modernità e tradizione. Tutto ciò si presta benissimo a essere convogliato e raccontato attraverso lo storytelling turistico; le possibilità espressive sono molteplici, anche perché il concetto tradizionale di turismo legato alla montagna sta subendo una notevole evoluzione.

La particolarità dei luoghi di villeggiatura montani sta nell’offerta “orizzontale”, cioè nella fruizione del territorio in moltissime forme diverse e sempre più attive; un’opportunità questa da sfruttare a pieno, come vedremo più nel dettaglio nel prossimo paragrafo.

Opportunità e sfide del turismo montano

Se andare in montagna negli anni ‘70 e ‘80 significava quasi esclusivamente praticare lo sci, possiamo riscontrare negli anni un calo di interesse, in concomitanza con la concorrenza di un’offerta turistica globalizzata, i cambiamenti climatici e il conseguente problema dell’innevamento artificiale. Lo sci e lo snowboard oggi rappresentano la motivazione principale di turismo montano solo per il 20% dei viaggiatori.

In questo contesto infatti ha preso sempre più piede la vacanza outdoor all’insegna dell’emozione e di prodotti di nicchia, secondo un approccio di tipo esperienziale profondamente legato ai valori di natura, ambiente e paesaggio già menzionati in precedenza.

Ciò che il turista montano chiede è un’esperienza personalizzata: la pratica di attività specifiche e il raggiungimento non solo di un benessere fisico ma anche psicologico. Il turista oggi è sempre più informato ed esigente, e chiede di vivere un’esperienza completa che non sia più confinata alla sola visita di un luogo.

Ecco quindi che oltre alle tradizionali attività di sci e trekking si apre un ventaglio di proposte che hanno visto crescere la propria popolarità negli ultimi anni: arrampicata, rafting, canyoning, percorsi in mountain bike, downhill, ciaspolate, nordic walking, dogsledding – escursioni su slitte trainate da cani-, snow bike (mountain bike sulla neve).

Ma tutte queste opportunità devono essere considerate al netto delle sfide che il turismo montano si trova ad affrontare, ad esempio:

  • problemi di mobilità e impatto ambientale;
  • forte dipendenza dall’aspetto meteorologico e dai cambiamenti climatici;
  • eccessiva antropizzazione e degrado del territorio, dovuti principalmente dal turismo di massa;
  • competizione con altre destinazioni, anche geograficamente lontane, grazie alle spese di spostamento in costante riduzione;
  • mancanza di coordinamento degli stakeholder per la costituzione di destinazioni turistiche unitarie.

Quali cambiamenti dobbiamo aspettarci? Quali saranno i trend di questo decennio e come cambierà il comportamento del turista nei prossimi anni? Seguici su Facebook per non perdere tutti gli approfondimenti sul turismo montano!