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Case study: l’Egitto e il turismo tecnologico

Con l’articolo di oggi vogliamo prendere un aereo e spostarci fuori dai confini nazionali per analizzare una situazione turistica diversa, seppure non troppo distante geograficamente; ci spostiamo quindi a Sud per un focus sul turismo dell’Egitto.

Tutti noi abbiamo studiato a scuola la grande cultura egiziana che ha preceduto e indubbiamente influenzato quella europea; dalle forme di agricoltura più sviluppate a un edonismo esagerato del ceto aristocratico della città, dal politeismo alle famosissime costruzioni antiche giunte fino ai giorni nostri.

Questi e altri fattori rappresentano un’attrattiva non da poco per i viaggiatori che, soprattutto negli ultimi anni, hanno ricominciato a popolare le mete turistiche egiziane nonostante i disordini sociali che hanno caratterizzato il paese fino a qualche anno fa.

E proprio da questo punto vogliamo cominciare con la nostra considerazione: in che condizioni si ritrova l’Egitto in questo momento? Può essere in grado di gestire una nuova e più consistente ondata turistica nei prossimi anni?

Egitto: una società ancora segnata

Dopo le vicende delle primavere arabe e alcuni duri scontri politici che hanno interessato il paese nell’ultimo decennio, la situazione sociale dell’Egitto vede ancora molti squilibri e zone d’ombra. Senza addentrarci troppo in questioni governative, possiamo affermare che il paese è in una fase di maggiore democratizzazione, anche se fino al 2010 risultava ancora tra i paesi non liberi e con un alto tasso di violazione dei diritti umani.

Come di consueto, la situazione sociale si riflette notevolmente anche nel settore turistico, che è uno dei maggiori trainanti dell’economia egiziana con il 12% della forza lavoro impiegata ed un apice di introiti pari all’11% del PIL nel 2010. 

Soggetto di un declino inesorabile negli ultimi anni, il turismo egiziano ha visto ridimensionarsi moltissimo i flussi di viaggiatori, già parecchio concentrati in zone specifiche; a tenere alto il numero delle presenze sono il settore balneare, concentrato sul Mar Rosso, e il settore culturale, che comprende destinazioni come Il Cairo, Alessandria d’Egitto e Luxor (l’antica Tebe).

Si tratta però di un turismo di basso valore: i visitatori dei luoghi culturali sono spesso i turisti dei villaggi turistici, ben poco interessati all’arte e alla cultura. Carovane di pullman provenienti da Sharm El Sheikh o Hurgada che si fermano poche ore, giusto il tempo di un veloce tour alle tombe più “instragrammabili”, per poi tornarsene da dove sono venuti e ripetere il ciclo il giorno seguente.

È un turismo poco colto, che non vuole approfondire e a cui basta solo un giro per dire di esserci stato; e le guide glielo offrono. Utile sicuramente per far girare l’economia egiziana, ma rischia anche di distruggere, o quanto meno logorare, i luoghi in cui entra.

Le potenzialità della cultura egiziana sono smisurate, e non serve neanche andare troppo lontano per rendersene conto; basta fare giusto due passi oltre le tre tombe più visitate per non trovare nessuno e scoprire siti ugualmente significativi e degni di visita.

Esistono decine di siti meravigliosi in cui non c’è traccia di turisti; questo perché se in Egitto è tornato il turismo di massa di chi va nei villaggi del Mar Rosso, questo non è ancora vero per il turismo culturale.

I cambiamenti in atto nel turismo egiziano

Gli ultimi dati ci parlano di un turismo che sta tornando in forma, per un valore che nel 2018 ha toccato il 20% dell’economia. Ma quali misure sono state adottate per aumentare la qualità di questo nuovo interesse per l’Egitto?

La risposta è duplice: tecnologia ed innovazione. Attraverso un processo di rinnovamento continuo, il governo ha già investito molto per cambiare quella che è l’immagine del paese, percepito ora come più sicuro e più stabile.

Al di là di una fase di rebranding del paese però, sono moltissimi i progetti concreti avviati: uno su tutti, la realizzazione del GEM, il Grand Egyptian Museum, cioè il nuovo museo archeologico del Cairo che verrà inaugurato verso la fine del prossimo anno.

Il progetto prevede la costruzione delle pareti nord e sud dell’edificio in una pietra traslucida così come in origine erano quelle delle Piramidi; l’edificio sarà allineato direttamente con la Piramide di Cheope e la Piramide di Micerino e verrà collegato alla piana della Necropoli di Giza attraverso una nuova strada. 

Conterrà un totale di 100mila pezzi, tra cui gli oltre 5mila dell’arredo completo della tomba di Tutankhamon dal Museo Egizio del Cairo, dal quale proverranno anche moltissimi altri reperti, oltre che da Luxor, Minya, Sohag, Assiut, Beni Suef, Fayoum, Delta e Alessandria.

Il progetto prevede infine una rete tecnologica all’avanguardia, utilizzata sia per la gestione interna che per l’interazione con i visitatori, che potranno così provare un’esperienza immersiva e coinvolgente.

Noi ovviamente non abbiamo la sfera di cristallo, e non possiamo certo prevedere se questa ed altre misure adottate dall’Egitto saranno sufficienti a ridare lustro e mantenere alto il valore del settore turistico. Quello che però ci sentiamo di considerare è che l’Italia è imbattibile per la quantità di patrimonio culturale, e che è presente ancora parecchio margine di miglioramento per la piena valorizzazione di quest’ultimo.

Se i nostri vicini (al plurale, dato che non solo l’Egitto si sta muovendo in questa direzione) stanno cominciando a muoversi in questa direzione, sarebbe il caso di prendere spunto e capire quanto la tecnologia può aiutare in questo processo anche in territorio nostrano.

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